Social lending in Italia: come funziona e come verificare una piattaforma

Il social lending mette in contatto chi presta e chi chiede denaro tramite una piattaforma online, senza che la piattaforma sia la banca che presta. Le regole che lo rendono lecito, i rischi per entrambe le parti e i controlli da fare prima di firmare.

Chi cerca "Prestiamoci opinioni", "Smartika recensioni" o "prestiti tra privati recensioni" vuole sapere se può fidarsi. Questa pagina non dà opinioni né recensioni su singole piattaforme e non le classifica: un giudizio di oggi sarebbe vecchio domani. Ti dà invece i controlli oggettivi che puoi fare da solo su qualsiasi piattaforma, con i registri pubblici dove farli.

Questo articolo è informazione generale: non è consulenza legale o finanziaria, non è un'offerta di credito e non è una raccomandazione di investimento. Per la tua situazione rivolgiti a un consulente abilitato.

Che cos'è il social lending

Social lending (talvolta scritto "social landing" per errore) significa prestito sociale: privati che prestano denaro ad altri privati tramite una piattaforma internet. In inglese si dice anche peer-to-peer lending. Lending vuol dire semplicemente "concessione di prestiti". La piattaforma raccoglie le richieste, valuta i richiedenti, abbina i prestatori e gestisce i pagamenti delle rate.

Il social lending verso i consumatori non è la stessa cosa del crowdfunding per le imprese. Il Regolamento (UE) 2020/1503, che disciplina il lending crowdfunding, all'articolo 1, paragrafo 2, lettera a), esclude espressamente i servizi forniti a titolari di progetti che sono consumatori. Il prestito a una persona per una spesa personale resta quindi fuori da quel regolamento europeo.

Perché una piattaforma deve essere autorizzata

Due regole del Testo unico bancario (D.Lgs. 385/1993) spiegano la struttura di queste piattaforme:

In pratica, una piattaforma che maneggia il denaro di prestatori e richiedenti deve essere un soggetto autorizzato: una banca, un istituto di pagamento, un istituto di moneta elettronica o un intermediario finanziario, oppure appoggiarsi a uno di questi. Il nome commerciale della piattaforma può essere diverso da quello della società autorizzata: cerca sempre la ragione sociale nel sito.

I controlli da fare su qualsiasi piattaforma

Cosa controllareDove
Ragione sociale e partita IVA del gestoreNote legali in fondo al sito della piattaforma
Iscrizione come banca, istituto di pagamento, IMEL o intermediario art. 106Albi ed elenchi pubblici della Banca d'Italia
Chi è il finanziatore formale del tuo contrattoContratto e documenti precontrattuali
Costo totale per chi chiede il prestito (TAEG)Documento precontrattuale, prima di firmare
Cosa succede se il richiedente non pagaCondizioni per i prestatori
Procedura di reclamo e organismo di risoluzionePagina "reclami" del gestore

Se la piattaforma non indica chi la gestisce o non risulta in alcun albo, non inviare denaro né documenti.

I rischi per chi presta

Il prestatore guadagna gli interessi ma si assume il rischio che il debitore non paghi. Un prestito a un'altra persona non è un deposito in banca: se il debitore smette di pagare, il recupero dipende dalle procedure della piattaforma e dalle eventuali garanzie previste nel contratto. Chiedi sempre:

I rischi per chi chiede il prestito

Per chi chiede soldi le domande sono quelle di qualunque prestito: costo totale, durata, penali, conseguenze del ritardo. Il gestore valuta l'affidabilità del richiedente e, come per le finanziarie, la valutazione può passare dalle banche dati del credito. Come funzionano lo spiega la guida alle centrali rischi. Se hai una posizione registrata presso la Banca d'Italia, leggi quella sulla Centrale dei rischi della Banca d'Italia. Per assegni e carte c'è la Centrale d'allarme interbancaria.

Se la piattaforma propone una polizza abbinata al prestito, valgono le regole spiegate nella pagina sull'assicurazione sul prestito. Le altre forme di credito sono raccolte nelle guide su prestiti e finanziamenti.

I testi sono su Normattiva: il Testo unico bancario, articoli 11 e 106, letti il 1 ottobre 2026, e il Regolamento (UE) 2020/1503 per l'esclusione dei consumatori.

Domande frequenti

Prestiamoci è affidabile?

Non diamo giudizi su singole piattaforme. Puoi però verificare tu stesso chi gestisce oggi il servizio, se la società è iscritta negli albi della Banca d'Italia e quali documenti ricevi prima di firmare. Sono controlli oggettivi, più utili di una recensione.

Il social lending è legale in Italia?

Sì, se la piattaforma rispetta le riserve del Testo unico bancario: la raccolta del risparmio è riservata alle banche (art. 11) e la concessione di finanziamenti al pubblico agli intermediari autorizzati (art. 106). Per questo il gestore o il suo partner deve essere un soggetto autorizzato.

Che differenza c'è tra social lending e crowdfunding?

Il lending crowdfunding finanzia imprese ed è regolato dal Regolamento (UE) 2020/1503. Il social lending ai consumatori è escluso da quel regolamento (art. 1, par. 2, lett. a) e segue le regole bancarie nazionali.

Chi presta con il social lending può perdere i soldi?

Sì. Se il debitore non paga, il prestatore può perdere interessi e capitale, salvo le garanzie previste dal contratto. Un eventuale fondo di protezione della piattaforma non è una garanzia pubblica.

Con una segnalazione in CRIF si può avere un prestito tra privati su piattaforma?

Dipende dalla valutazione del gestore, che può consultare le banche dati del credito. Prima di cercare canali alternativi, verifica la tua posizione e correggi eventuali errori: è un tuo diritto.