Chi paga la TARI, inquilino o proprietario: cosa dice la legge
La tassa sui rifiuti la paga chi occupa i locali, non chi ne è proprietario, salvo un'eccezione per gli affitti brevi. Ecco la regola, i casi particolari e cosa decide ogni Comune.
Chi paga la TARI, inquilino o proprietario? Di regola l'inquilino. La legge 27 dicembre 2013, n. 147, all'articolo 1, comma 642, stabilisce che la TARI "è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte" che possono produrre rifiuti urbani. Chi abita la casa in affitto la detiene, quindi è lui il contribuente. Il proprietario paga solo quando la casa è vuota a sua disposizione o quando la affitta per periodi brevi.
Questo articolo è informazione generale: non è consulenza fiscale. Per il tuo caso rivolgiti all'ufficio tributi del Comune, al gestore dei rifiuti o a un CAF.
Che cos'è la TARI
La TARI è la tassa che finanzia il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani. Nasce nel 2014 come una delle tre componenti dell'imposta unica comunale, insieme a IMU e TASI. Quando nel 2020 la legge 160/2019 ha abolito la IUC, la TARI è stata l'unica a sopravvivere (articolo 1, comma 738). Cosa è successo alla TASI lo spieghiamo nella pagina su cos'era la TASI.
Inquilino o proprietario: la regola e l'eccezione
| Situazione | Chi paga la TARI | Norma |
|---|---|---|
| casa abitata dal proprietario | il proprietario | comma 642 |
| casa in affitto per più di sei mesi nell'anno | l'inquilino | comma 642 |
| casa affittata per non più di sei mesi nello stesso anno | il proprietario | comma 643 |
| casa vuota, a disposizione del proprietario | il proprietario | comma 642 |
| più occupanti nella stessa casa | tutti, in solido | comma 642 |
Il comma 643 è l'eccezione da conoscere. In caso di "detenzione temporanea di durata non superiore a sei mesi nel corso dello stesso anno solare", la TARI è dovuta soltanto dal possessore, cioè dal proprietario o dal titolare di usufrutto, uso, abitazione o superficie. È il caso tipico degli affitti brevi e stagionali.
Quando più persone occupano lo stesso alloggio, per esempio coinquilini o studenti, la legge le rende tenute in solido. Il Comune può chiedere l'intero importo a ciascuna.
Affitto senza residenza: si paga lo stesso
Il caso tipico è lo studente fuori sede. La legge non lega la TARI alla residenza: il presupposto è la detenzione dei locali (comma 641). Se occupi la casa per più di sei mesi nell'anno, la TARI è tua anche senza residenza.
Il Comune però, con il proprio regolamento, può stabilire come calcolare la tassa per i non residenti. Il numero di componenti considerato, per esempio, cambia da Comune a Comune: controlla il regolamento TARI del Comune dove si trova la casa.
Quando la TARI non si paga o si paga ridotta
La legge esclude alcune superfici e permette ai Comuni di prevedere riduzioni:
- esclusioni di legge (comma 641): le aree scoperte pertinenziali o accessorie non operative, come un balcone o un cortile privato, e le parti comuni del condominio non occupate in via esclusiva;
- riduzioni ed esenzioni che il Comune può prevedere (comma 659): abitazioni con unico occupante, case tenute a disposizione per uso stagionale o discontinuo, abitazioni di chi vive all'estero per più di sei mesi l'anno, fabbricati rurali ad uso abitativo, comportamenti che riducono i rifiuti;
- ulteriori riduzioni decise dal Comune e finanziate con il suo bilancio (comma 660).
Le riduzioni del comma 659 non sono automatiche: esistono solo se il regolamento del tuo Comune le prevede, e di solito vanno richieste.
Quanto si paga e chi decide
Le tariffe della TARI le stabilisce ogni Comune, sulla base dei costi del servizio e dei criteri del D.P.R. 158/1999 o del principio "chi inquina paga" (commi 651 e 652). Per questo non esiste un importo valido ovunque, e non lo riportiamo. La tariffa, il regolamento e le scadenze di pagamento sono nelle delibere del tuo Comune o nel sito del gestore dei rifiuti.
Il pagamento avviene con modello F24 o con le altre modalità previste dal comma 688, come il bollettino o i servizi di pagamento elettronici.
La dichiarazione TARI: cosa fare quando entri in casa
Chi inizia a occupare un immobile deve presentare la dichiarazione TARI al Comune o al gestore del servizio entro novanta giorni dall'inizio dell'occupazione (comma 684). La dichiarazione vale anche per gli anni successivi, finché non cambiano i dati. Se cambiano, per esempio la superficie o il numero di occupanti, va ripresentata entro novanta giorni. Se entri in affitto, la dichiarazione va fatta a tuo nome: è il modo in cui il Comune sa che il contribuente sei tu.
Se hai comprato casa, la TARI si aggiunge alle imposte del rogito e all'eventuale IMU, che sono spiegate nella pagina sulle agevolazioni per l'acquisto della prima casa. Per i locali di un'attività vale la stessa TARI, accanto a imposte come l'IVA: vedi chi paga l'IVA. Gli altri tributi sono nelle guide su fisco e agevolazioni.
Domande frequenti
Chi paga la TARI, l'inquilino o il proprietario?
L'inquilino, se occupa la casa per più di sei mesi nell'anno: la TARI è dovuta da chi possiede o detiene i locali (legge 147/2013, comma 642). Per affitti fino a sei mesi nello stesso anno paga il proprietario (comma 643).
La TARI si paga sulla prima casa?
Sì. Le agevolazioni prima casa e l'esenzione IMU sull'abitazione principale non riguardano la TARI, che è dovuta da chi occupa i locali, proprietario compreso.
L'inquilino senza residenza deve pagare la TARI?
Sì, se occupa la casa per più di sei mesi nell'anno. La legge lega la TARI alla detenzione dei locali, non alla residenza. Il modo di calcolarla per i non residenti lo fissa il regolamento del Comune.
Quando non si paga la TARI?
Non si paga sulle aree scoperte pertinenziali non operative e sulle parti comuni del condominio non occupate in via esclusiva (comma 641). Riduzioni ed esenzioni ulteriori esistono solo se il Comune le prevede nel proprio regolamento.
Entro quando va presentata la dichiarazione TARI?
Entro novanta giorni dall'inizio del possesso o della detenzione dei locali, al Comune o al gestore del servizio rifiuti (comma 684). La stessa scadenza vale quando cambiano i dati dichiarati.